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Zande
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Gli mwfgzandecite-ref-treccani-2-0[2] o mwgwazande (al singolare, rispettivamente, mwhasandécite-ref-rl-3-0[3] o mwiqasandé), soprannominati dispregiativamente mwiggnam gnam (in mwiwfrancese: mwjaniam-niam)cite-ref-treccani-2-1[2]cite-ref-rl-3-1[3], sono un popolo dell'mwlqAfrica centrale, che ammonta a circa 3,5 - 4 milioni di individui.
La maggior parte della popolazione vive nella parte settentrionale della mwlwRepubblica Democratica del Congo, nel mwmaSudan occidentale, nel mwmqSudan del Sud e nella mwmgRepubblica Centrafricana. Gli asandé congolesi vivono nella provincia dell'alto mwmwZaire e gli asandé sudanesi vivono nello mwnaUele. Parlano una lingua della mwngfamiglia linguistica del mwnwNiger-Congo, e in particolare del ramo Adamawa-Ubang; sono per la maggior parte degli mwoaanimisti.

Contents

Storia
Note

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Storia

La storia degli zande risale ad un periodo di conquista, iniziato probabilmente intorno alla prima metà del mwpaXVIII secolo. Essi erano guidati da due differenti dinastie le quali, pur se simili nella loro organizzazione interna, erano tuttavia completamente diverse sia per origine che per strategia politica. La prima di queste dinastie, il clan Vungara, era originaria di quella che è attualmente la regione del mwpqRafaï, nella parte meridionale della mwpgRepubblica Centrafricana, e nel corso del tempo instaurò una campagna di conquista delle popolazioni vicine che incorporarono non solo politicamente ma anche culturalmente. La loro espansione territoriale si arrestò solo con l'avvento delle potenze coloniali nella regione. In questo stesso periodo una popolazione non originaria di questa regione, i mwpwbandia, iniziarono la loro espansione partendo da sud-ovest di mwqaBangassou nel nord dello Zaire e si espansero prima a est e poi a nord. La loro fase espansionistica si arrestò solo intorno al 1855 e ad essa seguì una fase di consolidamento. Nonostante restassero una popolazione mwqqstraniera, i bandia assimilarono la lingua e gli usi dei loro stessi sudditi. Sia i Vungara che i bandia sembra non avessero particolari vantaggi a livello di tecnologia, ma riuscirono ad imporsi nella regione grazie alla loro superiorità militare.

Un contributo importante alla storia dell'identità del popolo Zande sembra provenire dalla loro costante lotta con il vicino popolo mwqwMangbetu, che viveva a sud del fiume mwraUele, e che gli zande non riuscirono mai a conquistare.

A partire dalla seconda metà del mwrgXVIII secolo si segnalano i primi contatti con le popolazioni arabe, con le quali ci furono diversi conflitti, ma l'influenza questi ultimi fu davvero irrilevante, tranne per il fatto che il contatto con gli zande permise loro di trafficare con le armi da fuoco sconosciute in quella regione.

I primi viaggiatori europei giunsero nella regione intorno al 1860 e verso la fine del mwsaXIX secolo la popolazione zande finì sotto ben tre diversi domini coloniali, belga, francese ed anglo-egiziano. I confini di queste colonie vennero poi ereditati dai successivi stati nazionali.

Religione

Gli asandé tendono ad attribuire l'esistenza di un'anima, mwswmbisimo, sia agli esseri animati che a quelli inanimati e nutrono la credenza che gli stregoni dopo la morte si trasformino in spiriti maligni mwtaagirisa che al contrario degli spiriti benigni mwtqatoro danno prova di un odio velenoso nei confronti dell'umanità. Essi tormentano coloro che viaggiano nella savana e provocano stati passeggeri di sdoppiamento della personalità. Dimorano in caverne sotterranee come lo spirito supremo, chiamato mwtgMbori, alla cui essenza partecipano anche gli spettri. Nella regione di lingua nzakara, dove la parola mwuaMbori non esiste, il termine mwuqZagi, che più gli si avvicina, sta ad indicare non solo l'essere supremo ma anche l'universo esterno in generale. La presenza delle missioni cristiane ha notevolmente influenzato la visione animistica degli asandé, creando una dicotomia tra l'essere supremo mwugMbori, identificato con il mwuwDio cristiano e gli spettri, un tempo entità benevole, sempre più identificate con il male. Tuttavia nemmeno il cristianesimo e le sue missioni hanno potuto sradicare la forte credenza nel potere e nella pratica della mwvastregoneria tra gli asandé. La stregoneria, chiamata mwvqmangu, è una vera e propria istituzione e assume forme diverse se viene praticata dagli uomini o dalle donne.

Lo stregone, sia uomo che donna, invia la sua anima della stregoneria (mwvwmbisimo mangu), che si dice sia visibile di notte, per portar via la parte psichica degli organi della vittima, la sua 'mbisimo pasio' ovvero l'anima della carne. La pratica della stregoneria è considerata tra gli zande responsabile anche di altre disgrazie, tuttavia, sebbene i suoi modi restino misteriosi e oggetto di cupo rispetto, essa non viene considerata affatto una pratica sovrannaturale, ma appartenente al mondo ordinario delle cose. Per questo motivo uno stregone non può rendere efficaci i suoi incantesimi sulle lunghe distanze e gli umili non possono colpire i nobili con la magia.

Per quanto riguarda la pratica religiosa del mwwqculto degli antenati, tra gli zande esso non richiede una particolare casta sacerdotale.

Usi e costumi

Tra gli zande il matrimonio viene contratto tramite il pagamento di una dote per la sposa. Sebbene sia concesso a un uomo di avere più mogli, quasi nessuno degli uomini zande può permettersi di avere più di una sposa. Per questo motivo re e nobili sono gli unici a poter avere più di una sposa, la gran parte delle quali di origini umili, e per questo vige l'usanza da parte di un sovrano di regalare una moglie ad un suo vassallo in segno di riconoscenza.

Hanno scritto

«Il popolo zande veniva chiamato anche col nome di "niam-niam". Tale nomignolo onomatopeico derivava dal rumore della masticazione, avendo gli zande acquistato una triste celebrità come consumatori di carne umana.»

(R. Biasutti, Razze e popoli della Terra, vol. 3, pag. 377, Utet 1967)

«L'esploratore italiano Carlo Piaggia il 1.11.1863 intraprendeva il viaggio verso il paese dei Niam-Niam, di cui si diceva che erano per metà uomini e per metà cani; che possedevano una coda a ventaglio; che uccidevano e mangiavano un vecchio in punto di morte o uno schiavo fuggiasco e che il solo condimento da essi usato era il grasso umano.»

(Ernesta Cerulli, Nel paese dei Bantu, pagg. 153-154, Utet 1961)

Note

cite-note-joshua-11. mwawmwbamwbqAzande, su mwbgjoshuaproject.net. mwbwURL consultato il 26 gennaio 2025.
cite-note-treccani-22. mwdqCfr. il lemma mwdgZande sulla Treccani
cite-note-rl-33. Cfr. il lemma mwfaSandé sulla Rizzoli-Larousse, vol. XVII a p. 613.

Bibliografia

• Baxter, P. T. W., and A. Butt, mwgaThe Azande and Related Peoples of the Anglo-Egyptian Sudan and the Belgian Congo. London: International African Institute, 1953.
• Calonne-Beaufaict, A. de, mwggAzande, Brussels: Lamertin, 1921.
• Dampierre, E. de, mwhaUn ancien royaume bandia du Haut-Oubangui. Paris: Plon, 1967.
• Evans-Pritchard, E. E., mwhgWitchcraft, Oracles, and Magic among the Azande, Oxford: Clarendon Press, 1937 (trad. it. mwhwStregoneria, oracoli e magia tra gli Azande, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2002).
• Evans-Pritchard, E. E., mwiqThe Azande, Oxford: Clarendon Press, 1971.
• Evans-Pritchard, E. E., mwiwThe Azande. History and Political Institutions, London: Oxford University Press, 1971 (trad. it. a cura di Massimo Giacometti: mwjaGli Azande. Storia e Istituzioni Politiche, Milano, Jaca Book, 1974).
• Greenberg, Joseph H., mwjgThe Languages of Africa, Indiana Universiy Research Center in Anthropology, Folklore, and Linguistics, Publication no. 25. The Hague: Mouton, 1963.

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• Wikimedia Commons

• Wikimedia Commons contiene immagini o altri file su zande

Collegamenti esterni

• citereftreccani-itZande, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefdizionario-di-storiaazande, in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.
• citerefbritannica-com(EN) Zande, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• mwlqNotizie e cronaca, sugli Zande e il Sudan, su campagnasudan.it. URL consultato il 23 gennaio 2005 (archiviato dall'url originale il 18 aprile 2005).